Uno strumento per leggere meglio il passato
In ambiente marino di piattaforma, la velocità di accumulo dei sedimenti consente di prevedere la risoluzione temporale delle associazioni fossili marine e, di conseguenza, di avere un quadro della capacità di risoluzione dei risultati delle analisi condotte (figura 1).
La possibilità di stimare la risoluzione temporale degli orizzonti fossiliferi ha conseguenze rilevanti per la paleoecologia e per tutte quelle discipline che utilizzano resti di organismi viventi presenti nelle successioni sedimentarie per ricostruire l’andamento di segnali ambientali o biologici del passato, anche per comprendere e gestire gli ecosistemi attuali (Paleobiologia per la Conservazione), spiegano gli autori principali del lavoro ( M. Kowalewski, A. Tomašových., R. Nawrot, D. Scarponi, M. Zuschin e M. Kosnik).
I resti di organismi delle specie attualmente distribuite sul nostro pianeta che si ritrovano nelle successioni sedimentarie recenti, sono infatti impiegati per ricostruire le condizioni precedenti ai grandi impatti umani, riconoscere cambiamenti nella biodiversità, valutare la trasformazione degli habitat e stabilire se le comunità osservate oggi siano ancora simili a quelle del recente passato geologico costituite dalle stesse specie. “Sedimenti accumulati rapidamente possono essere particolarmente adatti allo studio di trasformazioni ecologiche recenti o relativamente rapide (figura 1). Depositi sedimentari che si accumulano lentamente offrono invece una visione più integrata e di lungo periodo, utile per riconoscere tendenze regionali, ma meno sensibile alle variazioni alla scala annuale o decennale.” Aggiunge [D. Scarponi]
Lo studio introduce così un criterio quantitativo per valutare una proprietà fondamentale, ma spesso difficile da misurare, del record fossile marino. Sapere quanto tempo è racchiuso in un livello fossilifero non è un dettaglio tecnico: è il punto di partenza per interpretare correttamente le informazioni che quell’orizzonte fossilifero preserva. La ricerca, quindi, rappresenta una prima tappa che mira a costruire uno strumento per passare da una generica consapevolezza del “time-averaging” delle associazioni fossili ad una stima concreta della risoluzione degli archivi fossili marini